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Il prog. editoriale
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Gli esercizi
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Mio padre mi portava fin da bambino a visitare i musei perché
riteneva che il bello educasse, che il gusto si affinasse
fin dall'infanzia [. . .]
[. . .] la creatività (poi) è il piacere più grande.
E' il solo vero valore aggiunto alla vita, capace di comprendere
tutti gli altri.
Vorrei intraprendere e proporre una nuova e più originale iniziativa.
A tal proposito, rappresento, le condizioni di alcuni amici:
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Mario (pittore) conserva molte tele in camera da letto, qualcuna nell'armadio,
ma gran parte di esse, sono riposte sotto il letto matrimoniale. Il suo studio
più che in larghezza si estende in altezza, è un ammasso di idee, colori, spugne,
sabbia, calce. giornali, libri, colla, cornici, chiodi, piastrelle...
e sulla porta è appeso un campanaccio che lo preserva e lo avverte da possibili
intrusioni.
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Ermanno (fotografo) sviluppa i suoi negativi in un locale adiacente
la cantina di famiglia. Spesso nel bel mezzo di un bagno od una maschera,
la moglie o la suocera o entrambe bussano a più riprese, rompendo il silenzio
magico di un' emulsione, per rifornire (a ragione) la cucina di patate, di
conserve, di vino o quant'altro.
Si tratta di illuminare maggiormente angoli, cantine, androni, sottoscala e
sgabuzzini dove a lungo amiamo rifugiarci per riprendere un colore, rinverdire
una poesia, plasmare una scultura, elaborare una foto o modellare una ceramica.
I nostri studi, odiati e derisi, sono ad ogni modo luoghi imbevuti di adrenalina
dove convivono sovente l'entusiasmo sfrenato e la delusione più cruda.
Il mio e' un forte imperativo: spalanchiamo le porte dei nostri studi,
o presunti tali, a visitatori e ricercatori affinché gli stessi possano
sostenerci nella fatica della creazione.
Per incontrarci, poi, non si fanno file interminabili ne' tanto meno serve
un biglietto d'ingresso.
Vi chiedo, ad ogni modo, di non incamminarvi scalzi né tanto meno di visitare i
nostri rifugi al pari di santuari od abbazie.
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