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Che cos'è la poesia?

 

LA POETESSA SAFFO
cm 77x77
Autore ignoto, IV Stile (55-79 a.C.)

Lo strappo oggi conservato al Museo Archeologico di Napoli proviene da Pompei ed è venuto alla luce durante la campagna di scavi del 1958 nell'area denominata "Insula Occidentalis". L'opera va inserita nel periodo riconoscibile per l'abitudine di rifarsi a copie di modelli greci classici.

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  • La poesia si solleva, per necessità. Diventa parola urgente nel disordine in cui la dignità dell'essere viene calpestata. Ma le parole restano pallide quando la ferita è profonda, quando il caos programmato è brutale e irriversibile. Contro tutto ciò: le parole. E cosa possono ottenere ? Tra il silenzio mortificato e il balbettamento disperato, la poesia si interstardisce a dire. Il poeta grida o sussurra: sa che tacere potrebbe sembrare un delitto, un crimine. C'è un dolore millenario che rende ridicolo il nostro respiro. Il poeta è colui che rischia sulle parole. Le depone per poter respirare. Ma ciò non rende più tranquille le sue notti. Dare un nome alla ferita, ridarne uno al volto annullato dal fuoco, dire, fare e disfare le rive del silenzio, ecco cosa gli detta la sua coscienza: deve riconoscere l'impotenza della parola di fronte alla brutalità della storia, di fronte alla disperazione di quelli che non hanno più nulla, nemmeno la ragione per sopravvivere e dimenticare. Incommensurabile è il nostro bisogno di dire, anche quando le nostre parole, portate via dal vento, andranno a sbattere contro le montagne fino a perdere ogni senso, fino a fare dei buchi nella roccia e a smuovere le pietre pesanti dell'insonnia.

    Tahar Ben Jelloun


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