-
Il prog. editoriale
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
L’editore
-
-
-
-
-
-
-
-
-
Gli impulsi
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
Gli esercizi
-
-
-
|
|
Profumo gentilissimo di ciliegia ed amerena ha questo vino, vestito di fragola
nei suoi toni più suadenti. A balsamica macedonia di bosco, servita in cedranti,
mentose e vanigliate coppe, ai tanti pomi e bacche fin qui sentiti, si aggiunge
una freschezza algida e mentosa. Sin dal naso si avvertono un'albicocca ed una
pesca ben espresse, con note di pera e di banana, di biscotto e di amaretto, di
nocciola e di legno tostato che aprono l'olfatto.
Come le mamme hanno saputo ridurre in parole e gesti i suoni e le voci dei loro
pargoli, meritandosi per questo l'appellativo di traduttrici allo stesso modo,
credo che i primi sommelier siano stati certi bambini, nati in campagna che,
aiutati da genitori divertiti e inorgogliti, ficcavano l'indice in un bicchiere,
colmo di un buon rosso, adoperandolo a mo' di biberon.
A questo proposito John David Barrow rafforza la mia idea quando sostiene
che "nessuna descrizione non poetica della realtà potrà mai essere completa"
ed allora mi chiedo: come potrebbero i sommelier descrivere un liquido, il vino,
senza far ricorso alla poesia?
Lo avrete capito, vorrei empire questo cassetto di un buon vino ,
magari fresco ed allora vi esorto a scendere in cantina. Bevete, no, volevo dire,
assaporate, no, molto meglio dire, annusate, ma sarebbe più corretto dire gustate!
Avete prodotto ed imbottigliato (con amore) un buon vino? Versatelo in
coppe e palpeggiate, credo che (in fondo) questo voglia dire fare il sommelier.
Aspetto, numerose, le vostre sensazioni.
|