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Il prog. editoriale
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Gli esercizi
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Libr_arsi
«Vorrei poter scrivere un libro che fosse solo un incipit, che mantenesse per
tutta la sua durata la potenzialità dell’inizio, l’attesa ancora senza oggetto.»
Sono parole senza lievito chiuse in una madia. Librarsi vuol dire "rimanere
sospesi" in attesa di equilibrarsi. Sono parole di poesia.
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- "Quando stende i panni, sente gli occhi avidi dei maschi del vicolo in mezzo alle
cosce. E' l'unico piacere che si toglie in questo periodo. A volte si leva appositamente
le mutande. Esce sfacciata sul balcone e si beffa della potenza che sprigiona. Avrebbe
voglia di altro, ma non può. Così si lusinga di sguardi loschi e ghigni impostori.
Vive circondata. Una percezione di claustrofobia che non si placa mai. E' sorvegliata
speciale. Parla con tutti ma non può darla a nessuno. Il vicolo è la sua cella,
il supremo e terribile guardiano. Con l'afa, la notte diventa insormontabile. Sente
gli occhi sulla sua pelle chiara, sente mani che trafugano i suoi anfratti, sente
aliti percorrere il corpo lucido e bagnato. Poi si mette una mano in mezzo alle
gambe e si tranquillizza: è ancora viva, è ancora donna. Nel vicolo ci sono codici
da rispettare inspiegabili agi altri: lei ha un marito carcerato e una bocca che
sputa vongole e fiori."
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Il profilo dell’arcobaleno
“Vorrei non essere stato a lungo
presso molte cascate
se poi incapace di avvertire
i sospiri del bosco
né la vita che si consuma
dove stanno le radici
E sui tronchi e sulle fronde
ed oltre le stesse
resina in terra e sibili in aria
vitale e purissima
palco mio totale ed assente
per gli spettri di un’opera
a me invisibile
Vorrei allentare nervi e muscoli
e da tempo
ma ancóra e per sempre capace
di saperne godere
di poter avvertire
dolci e sospese le carni
e la mente e lo spirito
Mille trecce di cordoni
e di nervi e di steli
organizzate quali sintesi
dei modi possibili
tre in uno come recita
di un mondo impossibile
sulle scene di nessuno dei miei luoghi
Vorrei poter non ricordare
la pelle che pizzica
le manie e le ossessioni
i disturbi e le crisi
gli scatti e gli scontri
gli eccessi
i confini intravisti oltre i limiti
le vertigini sull’orlo di me stesso
le delusioni profonde
gli addii insensati
il pianto copioso e denso
entro solchi già incisi
ogni distanza abissale
da me e dal mondo
non abitata da alcun senso
Vorrei solo non voler abbandonare
ogni volta
così
per poter obliare
Vorrei potermi espandere
capace di un respiro che annulli
il senso del finito e i moti d’ansia
Vorrei che i miei silenzi
confusione per chi ascolta e vede
fossero istanti costruttivi
e condivisi e a due quieti
pensieri ad alta voce
e a due volti e a quattro mani
piattaforme per carezze mai dipinte
sul viso di chi le merita
volume d’affetto rinnovato
tra gli occhi negli occhi
di chi è a monte e chi è a valle
Attimi d’infinita fusione
integrale osmosi tra corpi simili
che si disegnino a vicenda
e che organizzino
tutt’intorno
il proprio eterno immenso Cosmo” |
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